Guido Pesci

Pedagogista, Pedagogista Clinico, Reflector, Psicologo-Psicoterapeuta, Psicoanalista, Ipnoterapeuta, Psicomotricista Funzionale, Mediatore Relazionale, Giornalista pubblicista.

Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici

2004 Trentennale del Pedagogista Clinico

Key words: Ortopedagogista - Ortofrenia-  Difettologia-  Pedagogisti clinici- Soggetti in difficoltà- Fronteggiare i disagi

 

        Sono trascorsi trenta anni da quando il movimento degli ortopedagogisti si riunì a Firenze presso il Cenacolo Antiemarginazione, con il preciso scopo di mettere a punto un percorso formativo adatto a quanti, dopo la laurea, intendevano svolgere la professione di ortopedagogista. Tale movimento fu fondato assieme al Prof. Edo Bonistalli e alla Prof.ssa Anna Pesci e composto da persone laureate in lettere, filosofia, sociologia, pedagogia che avevano maturato una certa professionalità, grazie alla ricerca e all’esperienza acquisita nel fronteggiare i problemi di soggetti in difficoltà.

        Io ero alla guida di questo movimento e si decise di accogliere presso i nostri centri di recupero i laureati che avessero fatto richiesta di una personale formazione.

Le abilità professionali dell’ortopedagogista erano ampiamente riconosciute sia in Europa che in alcuni paesi extraeuropei anche se i metodi e le tecniche per aiutare i soggetti in difficoltà si orientavano solo al bambino scolaro e non anche, come noi in Italia, per fronteggiare i disagi di persone di ogni età. In ragione delle abilità professionali raggiunte, occupavamo posti dirigenziali sia come dipendenti che a convenzione di istituti pubblici e privati, oltre a godere di una certa fama nel lavoro autonomo.

Mentre ci impegnavamo nella formazione di altri laureati, provvedevamo altresì a specializzarci frequentando corsi specifici sia presso scuole francesi che italiane. A questo fermento culturale e formativo si aggiungeva la continua e costante ricerca nei nostri Centri di recupero, opportunità di conoscenze e di esperienze che ancora ci guidano e che hanno offerto occasioni per importanti contributi scientifici in convegni  e congressi.

Il termine “ortopedagogista” oggi può essere visto come poco espressivo e di scarso interesse, mentre allora il prefisso “orto” era assai comune, basti pensare a voci quali “ortofonia”, “ortografia” e ancor più a “ortofrenia” e “ortofrenici”, da cui sono derivate le Scuole Magistrali Ortofreniche, dove noi, ortopedagogisti, insegnavamo, con il compito istituzionale di formare insegnanti ortofrenici, definiti “specializzati” in seguito a una nuova normativa.

Nella metà degli anni Settanta, nonostante l’importanza che avesse assunto fino allora  l’appellativo di ortopedagogisti, cominciammo a considerarlo obsoleto, così che, in una riunione di magistero nel nostro Cenacolo, proposi di sostituirlo con quello di “pedagogista clinico” e di chiamare “pedagogia clinica” la nuova scienza. Questo nuovo termine ebbe un immediato successo tanto che divenne il titolo della rivista dell’Associazione Nazionale delle Scuole dei Corsi di Specializzazione (già Scuole Magistrali Ortofreniche), che certo ebbe vita breve  poiché cessò le pubblicazioni  contemporaneamente alla chiusura delle scuole. La rivista, tuttavia, non si atteneva alla nostra accezione di “clinico”: aiuto alla persona di ogni età e al gruppo, ma contribuì ugualmente, grazie al nome della testata, a suscitare interesse sulla nuova disciplina.

Negli incontri presso il Cenacolo Antiemarginazione, tenutisi nei mesi di maggio e giugno 1976, ci proponemmo con sempre maggior accanimento di ampliare le conoscenze e le abilità della nuova figura professionale del pedagogista clinico. Una genesi del sapere e del saper fare che richiedeva di prendere su di sé la fatica di formulare concetti nuovi o innovativi e di renderli comprensibili, di verificare la validità di nuovi metodi e nuove tecniche, guardando al di là della superficie, dell’esperienza empirica, per cogliere gli aspetti nascosti che spesso contraddicono l’ovvia e usuale apparenza. La grande novità non fu rappresentata dunque solo dalla diversa terminologia adottata per la nuova scienza, ma dall’esemplare concretezza.

A mano a mano che il lavoro di ricerca con gran fermento procedeva, scoprivamo di essere perfettamente in grado di raccogliere, capire e valutare ogni tipo di informazione e di saperla convenientemente orientare verso questa nuova disciplina e questa nuova categoria professionale. Il tutto senza trascurare di dare fondamenti epistemologici alla pedagogia clinica e rintracciare anche in radici lontane (2000 a.C.-1800 d.C.), i criteri di validità di questa scienza. Sul contributo di questi antesignani, tra cui in particolare Antonio Gonnelli-Cioni, sono stati scritti articoli e saggi e organizzati convegni e congressi.

 In quello stesso periodo sono stato impegnato anche nella traduzione di lavori sulla difettologia, una disciplina orientata al recupero dei soggetti con particolari difficoltà, ben avviata nei paesi dell’Est. Curai l’edizione italiana del libro di L. S. Vygotskij, Fondamenti di difettologia (Roma, Bulzoni, 1986), ne scrissi la prefazione e iniziai a collaborare, assieme ad altri colleghi, tra cui il Prof. Sergio Gaiffi,  con l’Università di Lubiana, per conoscere ancora meglio i metodi e le tecniche di questa disciplina. Intanto in Europa aveva trovato vasta eco la psicomotricità, una scienza che ritenemmo interessante per le nostre ricerche e le nostre esperienze, perciò organizzai incontri, convegni e seminari con i più grandi maestri: Lapierre, Acouturier, Vayer e Le Boulch, il quale mi è rimasto accanto fino al termine dei suoi giorni.

Nel frattempo, l’interesse per una formazione rivolta a favorire abilità professionali capaci di rispondere al vasto panorama dei bisogni educativi della persona d'ogni età, di difendere ogni singolo uomo e di far progredire la collettività, aumentava ed entusiasmava un numero crescente di laureati che continuavamo ad accogliere presso i nostri Centri,mettendo loro a disposizione le nostre conoscenze.

I successi della ricerca ci confortavano costantemente e ci offrivano l’energia per impegnarci sempre di più, trasmettendo ad altri i metodi e le tecniche che  trovavano c continue conferme nei risultati positivi degli interventi d'aiuto. Eravamo alla fine degli anni Ottanta e i Centri denominati CESAPP (Centri Studi di Applicazioni Pedagogiche e Psicologiche), presieduti da pedagogisti clinici, erano in grande aumento. Uno fra questi, che si è particolarmente distinto, è quello condotto in Grosseto dal Prof. Antonio Viviani, impegnato, ancora oggi, ad offrire significativi interventi di aiuto  su basi scientifiche e tecnico-metodologiche sempre rinnovate.

L’eco dei successi dei nostri CESAPP spingeva sempre più persone a specializzarsi in pedagogia clinica, tanto che le richieste cominciarono a divenire eccessive e ciò impose, successivamente, di intraprendere la formazione per gruppi.

Il successo della formazione, accolta da laureati motivati e con chiari obiettivi, era legato all’acquisizione di metodi e tecniche esclusive e alla preparazione professionale dei docenti, in buona parte gli stessi che, negli anni Settanta, da ortopedagogisti, hanno contribuito a creare questa nuova categoria.

Attualmente i docenti dell’ISFAR® Post-Università delle Professioni®, coinvolti in Italia nella formazione della professione di pedagogista clinico sono 41 e l’ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici), accoglie nel proprio Albo professionale circa 1600 iscritti con una specializzazione triennale di 1500 ore.

L’associazionismo sta dando alla categoria nuovo vigore e stimola a perseverare nel lavoro comune; la ricerca costante permette altresì di giungere a nuove e diverse conoscenze che, di volta in volta, vengono pubblicate nella Collana di Pedagogia Clinica, delle edizioni Ma.Gi. e appaiono sulla rivista “Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici”, oppure divulgate da libri editi altre case editrici e da testate giornalistiche italiane e straniere. È all’estero, in paesi di lingua spagnola e in Belgio che, in questi ultimi anni, il pedagogista clinico ha trovato ampie conferme quale figura di elevata specializzazione.

Il nostro lavoro ci ha consentito di valutare quanto sia possibile realizzare a favore della persona. La nostra forma di educazione ha avuto un effetto equilibratore su tanti soggetti, e ciò ci ha permesso di prendere coscienza del nostro potere in quanto forza politica e sociale in grado di operare dei cambiamenti.

Il pedagogista clinico® con la sua professionalità ampiamente consolidata, lotta costantemente contro le carenze educative, l’ignoranza, l’insicurezza, capaci solo di alienare e impedire di raggiungere una personale completezza.

La nostra storia di pedagogisti clinici  definisce e fissa la validità, la struttura della profonda esperienza e dell’identità  e altresì fa comprendere ciò che significa per il sociale il dispiegare le capacità professionali, le energie e i talenti.

Home