Guido Pesci

Pedagogista, Pedagogista Clinico, Reflector, Psicologo-Psicoterapeuta, Psicoanalista, Ipnoterapeuta, Psicomotricista Funzionale, Mediatore Relazionale, Giornalista pubblicista.

Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici

Il movimento dei Pedagogisti Clinici

 

Key words: Pedagogista clinico - Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca  (ISFAR )  -

- Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici  (ANPEC)  -

- Federazione delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici in Europa (EURO-ANPEC )-

- Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL).

 

Il movimento dei pedagogisti clinici le cui radici si rintracciano nel 1974 ha da sempre avuto una grande capacità di aggregazione, una forte componente associazionistica che ha prodotto una specifica identità culturale e scientifica. Un gruppo professionale organizzato che ha vissuto la pratica associativa come un’esperienza esistenziale i cui aderenti sono stati da sempre aggregati da un progetto condiviso e, dal 1989, a seguito della Direttiva Europea, una normativa che sancisce il riconoscimento istituzionale delle associazioni delle professioni, ha sentito con grande forza la necessità di una regolamentazione e di un riconoscimento giuridico. Intanto, per far fronte alle grandi richieste si dà inizio alla formazione per gruppi, aperta anche ai laureati stranieri, condotta dall’Istituto Superiore Formazione Aggiornamento Ricerca (ISFAR) Post-Università delle Professioni, con alla direzione scientifica il prof. Guido Pesci. Per i pedagogisti clinici prevedere un sistema di certificazione significava vincere ogni incertezza intorno all’immagine, al ruolo e al riconoscimento della professione, per questo nel 1997 fondano l’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici (anpec), costituita con atto pubblico e registrata a Firenze, al n. 2423, il 16 aprile 1997 e poco dopo registrata nella Banca Dati del cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). La prima istituzione pubblica che, ispirata alla filosofia e al quadro di riferimento della normativa europea (Dir. 89/48 e 92/51), si pone come obiettivo di realizzare un sistema di certificazione delle associazioni professionali, assicurare uno standard minimo di professionalità e una garanzia di qualità nelle prestazioni professionali. L’anpec, dopo essere stata fatta oggetto di valutazione attraverso una ricognizione delle caratteristiche strutturali, delle strategie adottate e delle modalità di regolazione dei rapporti con gli iscritti, il 2 maggio 2000, entra a far parte della Consulta del cnel e più tardi si iscrive anche al Coordinamento Libere Associazioni Professionali (colap), un organismo di rappresentanza politica e sindacale.

Mentre vive l’urgenza di una regolamentazione professionale e un riconoscimento giuridico che tardano ad arrivare, per fronteggiare questa  situazione di stallo che è  propria ed esclisiva dell’ Italia, l’ANPEC trova riconoscimento istituzionale in Belgio dove viene costituita l’Association Nationale Pédagogues Cliniciens (anpc), atto pubblicato sul “Moniteur Belge-Belgisch Staadsblad”, ovvero la “Gazzetta Ufficiale” del Governo Belga nel 2002.

A questo riconoscimento per la categoria dei pedagogisti clinici, che non è più solo italiana, se ne aggiunge un altro assai significativo, quello della costituzione dell’euro-anpec ( Federazione delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici in Europa) e dell’Albo Europeo dei Pedagogisti Clinici, registrata presso l’Unione Europea nel 2004. Si riescono così a soddisfare le necessità di raggruppare, rappresentare e proteggere i diritti e gli interessi delle associazioni dei Pedagogisti clinici, nonché dei professionisti che esse rappresentano, avere riconosciuto il ruolo economico e sociale e il valore della risposta data alle importanti esigenze poste dal mercato.

Il prestigio reputazionale dell’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici oggi è strettamente connesso con la capillarità delle rappresentanze territoriali. L’ANPEC ha un direttore di sezione in tutte le province e in ogni regione un direttore regionale, ognuno con compiti specifici, tutti orientati a promuovere interessi sulla categoria professionale che rappresentano territorialmente.

Questa struttura organizzativa aiuta gli iscritti ad affermarsi sul mercato con proposte singole o per gruppi, coinvolgendoli in incontri, dibattiti, presenze in TV locali, presentazione nelle emittenti di filmati sui metodi e sulle tecniche del pedagogista clinico, pubblicazione di articoli sui quotidiani e su riviste locali,  oltre a intese per aprire siti in internet.

I direttori delle sezioni periferiche dell’ANPEC sanno mantenere vivo l’interesse e armonica l’unità di categoria, così come originare fiducia nel gruppo e operare pratiche applicazioni come nel caso della realizzazione e della presentazione di progetti a enti e istituzioni. Strutture organizzative che si affermano inoltre facendo in modo di far figurare i  loro iscritti fra gli specialisti delle casse mutue, come pure studiare le modalità più adatte per farsi conoscere dagli altri specialisti.

Un supporter importante nell’area territoriale è il pedagogista clinico “Specialista Supervisore”  il quale espleta, su richiesta dei colleghi, attività di consulenza, di verifica e di definizione delle modalità adatte ad ottimizzare gli interventi.

Un potenziale che consente a ciascuno di essere saldo su se stesso e saper prestare alla persona una deontologica attenzione, garanzia di tutela del sociale. Un fare vivace  che può derivare solo da un professionista molto soddisfatto della scelta fatta, divenuta pure occasione di utilità economica, e con la percezione chiara che il  proprio lavoro sia vantaggioso per la collettività oltre che per se stesso.

Per un approfondimento cfr. G.Pesci, Il movimento dei Pedagogisti clinici, sta in Pedagogia Clinica, Edizioni Magi, Roma 2008,  pag. 43-64

 

Organizzazioni associative concorrenti

Organizzazioni associative concorrenti nella formazione per la professione di pedagogista clinico non esistono, del resto non ritengo che una professione che ha richiesto tanti anni di sperimentazione e di ricerca per garantire solidità scientifica e operative possa lasciare spazi per la concorrenza, se non ingannevole. La Federazione Europea delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici richiede formazioni che garantiscano ben definite abilità e conoscenze e queste sono consultabili solo in quelle Organizzazioni che sono all’interno della Federazione Europea, nella quale non figura alcuna organizzazione italiana se non l’ANPEC.

Se ci fossero organizzazioni concorrenti potrebbero essere di stimolo ma dovrebbero essere serie, corrette e impegnate nella ricerca scientifica, lontane dagli interessi di bottega, dimostrare di conoscere la formazione e accanirsi per integrarla con metodi, tecniche e tecnologie in orientamento oggettivo e professionale.

La formazione per la professione di pedagogista clinico è sostenuta da speciali modalità diagnostiche e un fornito  strumentario coperto da brevetto, come pure da tantissimi metodi, tecniche e strategie di intervento coperte da marchio registrato. A ciò si aggiungono trentadue pubblicazioni scientifiche  e la rivista Pedagogia clinica-Pedagogisti clinici. Una professione che, oltre a creare un lessico di termini tecnici con significati specifici, ha sentito la necessità di soffermarsi sui lemmi  già esistenti e utilizzati da altre categorie, per rilevarne l’inadeguatezza, smascherare la confusione intellettuale, fare chiarezza ed evitare confusioni temrinologiche che possono incidere negativamente sui progetti di rinnovamento. Ne è derivato che il lemmario del pedagogista clinico non comprende i termini terapia, riabilitazione, rieducazione, disturbo, trattamento, dislessia, counseling, e neppure tappe, fasi, livelli, prove, obiettivi intermedi o sindromi nosografiche...

L’aver offerto ai pedagogisti clinici tanta professionalità spiega il perchè non esistono in Italia organizzazioni concorrenti.

Per un approfondimento cfr. G. Pesci, Il caso ANPEC:l’innovazione specialistica, la dimensione europea, sta in A. Deiana, Il capitalismo intellettuale, Sperling§Kupfer editori, Milano 2007, pag. 245-250.

 

Garanzia della professionalità del Pedagogista clinico

Attenti agli sviluppi delle vecchie e nuove discipline, e in connessione profonda ad ogni rispetto della persona umana, siamo stati raggiunti e destati da tali proficue sollecitazioni sul piano sperimentale e sul dibattito teorico, da sviluppare in questi ultimi venti anni, importanti assunti e conoscenze scientifiche, oltre che nuovi percorsi prassici, metodologici e tecnici, volti a garantire all’individuo un migliore adattamento. Non più limitati ad una storia delle idee, l’ANPEC ha fatto sì che i pedagogisti clinici elaborassero  nuovi concetti per sfidare i vecchi e muovere verso cambiamenti esponenziali  nei sistemi di aiuto. L'indagine sugli stati di necessità della persona e l'elaborazione delle innovazioni necessarie alla vitalità culturale e al progresso sociale hanno sospinto a perseverare nella ricerca scientifica e a porre l'accento sugli aspetti differenziali dei processi umani, fino a giungere a nuove  formulazioni concettuali e nuove tecnologie, per dare vita ad un indirizzo autonomo e originale quale i nuovi tempi reclamano.

Il pedagogista clinico ha assunto come principio non quello di controllare la vita degli altri, bensì di modificare il concetto che la persona ha di sé fino a spingerla alla ricerca di un equilibrio e di una armonia, assicurandole la possibilità di sviluppare, di affinare, di rappresentare tutte le proprie abilità e le capacità potenziali, e permetterle di diventare indipendente.

Lo sviluppo di principi e idee scientifiche nuove o innovative che hanno permesso al pedagogista clinico di avviare una trasformazione degli inerventi educativi e di essere conosciuto e apprezzato dall'opinione pubblica, come lo specialista che propone una educazione strategica, geodinamica e olistica che è vera garanzia per la persona (cliente/utente) e che viene certificata dall’ente di formazione.

Alle evidenti garanzie assicurate dalla professionalità si aggiungono regole che garantiscono il corretto esercizio della professione sotto il profilo etico e deontologico. L'etica professionale del Pedagogista Clinico iscritto all'Associazione e le norme a cui attenersi, sono dettate dal Codice Deontologico (previsto dall’art.18 dello Statuto), scritto attenendosi alle linee orientative del CNEL, e in cui si legge: L'inosservanza dei precetti stabiliti nel Codice Deontologico ed ogni azione od omissione comunque contrarie al decoro, alla dignità ed al corretto esercizio della professione, sono puniti con le sanzioni disciplinari previste dal presente Codice Deontologico. Il Pedagogista Clinico è tenuto a mantenere un livello adeguato di competenza professionale ed ha l’obbligo di respingere ogni collaborazione che dovesse comportare una limitazione alla sua indipendenza e autonomia tecnico-scientifica e alla sua serietà professionale.

Il Pedagogista Clinico, nel rapporto con gli utenti, non deve essere influenzato da pregiudizi relativi al sesso, alla razza, alla politica, alla classe sociale ed alla religione; deve avere acquisito abilità nella conduzione dell'assessment pedagogico-clinico e nel rispondere con interessamento alle richieste che gli vengono formulate; dimostrare abilità e competenza professionale nella progettualità e nella definizione del contratto pedagogico clinico e informare la persona  sull'ipotesi progettuale e sui relativi criteri di spiralizzazione dell'intervento pedagogico-clinico.

Il Pedagogista Clinico si impegna ad astenersi da procedimenti che ledono l'integrità psico-fisica e la libertà o dignità morale della persona umana e si impegna a custodire rigorosamente il segreto professionale, perciò si impegna ad avere cura del materiale che si riferisce agli utenti, salvaguardandolo da ogni indiscrezione (…).

Il Pedagogista Clinico promuove e favorisce gli scambi e la collaborazione fra i colleghi; può avvalersi dei contributi e della collaborazione di altri specialisti, con i quali cercherà sempre di realizzare delle opportunità di scambio e di integrazione; è tenuto al rispetto della professionalità dei colleghi e a mantenere rapporti basati su lealtà e correttezza.

Garanzie della professionalità degli iscritti e di tutela per ogni persona o gruppo che si avvale delle prestazionalità del pedagogista clinico.

 

Attività dei Pedagogisti Clinici

L’opinionismo partigiano di una categoria che nei primi anni settanta stava nascendo, accompagnato  da una politica di tesi ideali e di opinioni auto-esaltanti, ha avuto vita breve, sostituito da un impegno organizzativo e professionale che ha permesso di far giungere chiara all’opinione pubblica quale fosse la preparazione che concedeva al pedagogista clinico abilità e perizia nel condurre interventi di aiuto. La promozione privilegia i consessi scientifici, importanti congressi e convegni dove possono essere presentate esperienze da mettere a confronto. Tra i congressi scientifici  organizzati in Italia e all’estero ricordiamo il primo congresso organizzato a Firenze dall’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici (1998) su "Pedagogia Clinica e Pedagogisti Clinici" presidente il prof. Andrea Canevaro; sono seguiti “L’azione educative del pedagogista clinico” (Firenze 2001),  "Il Pedagogista Clinico nella Scuola" (Altomonte 2003), “La pedagogia clinica in aiuto alla persona (Siracusa 2003), “Nuove strategie di aiuto alla persona (Cagliari 2004), “La pedagogia clinica nel Progetto di Vita” (Catania 2004), “Le professioni a sostegno della persona “ (Guidonia-Tivoli 2004), "Ambiti lavorativi del pedagogista clinico" (Palermo 2005), “Strategie in aiuto alla persona” (Fano 2005), “C’era una volta… la creatività” (Verona 2005), "Il Pedagogista Clinico e le Istituzioni" (Milano 2006), "Il Pedagogista Clinico in aiuto alla persona" (Trieste 2006). A questi congressi nazionali sono da aggiungere i congressi internazionali nei quali i pedagogisti clinici sono stati protagonisti, tra cui il Mediterranean Congress on Disability in Tunisia; “Terapia integrata dei disturbi psichici e psicosomatici” in  Catania; “European Depression Day” in Palermo; “The continuum between neurology and psychiatry in childhood and adolescence” a Varese; “Mood Disorder” organizzato da Psichiatric Studies Centre  e dal Medical Women’s International Association, a Iseolago. Tra I congressi internazionali anche quello organizzato dall’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici e dall’ISFAR Post-Università delle Professioni su “L’aiuto alla persona” che si è tenuto al Palazzo dei Congressi di Firenze nel 2004, davanti a oltre 1000 partecipanti. Una occasione per richiamare i pedagogisti clinici di paesi stranieri di tutto il mondo che sono venuti a formarsi in Italia con borse di studio gratuite.

Della stessa matrice culturale e scientifica sono i  seminari di studio che si contano almeno cinque ogni anno tenuti in varie città italiane. 

Un gran numero di eventi che hanno permesso ai  pedagogisti clinici di  argomentare, portare notizie e idee verificate e confermate dalla ricerca, caratterizzare l’impegno della figura professionale e documentarne il corredo dell’identità.

Queste le iniziative che l’Associazione privilegia,  momenti di confronto culturale  e scientifico capaci di trovare risalto nei media il cui elenco  è impossibile da proporre, nei quotidiani e nelle emittenti televisive tra cui il TG3 nazionale.

La promozione non si ferma qui, la categoria è sostenuta da due collane, una della casa editrice Magi di Roma e l’altra delle edizioni scientifiche ISFAR di Firenze, come pure dalla rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici e tante trasmissioni televisive in cui vengono presentati film sui metodi e le tecniche esclusive del pedagogista clinico e, per queste vie fissato il prestigio e il distintivo “saper fare nel dare” di questi specialisti. 

Veicoli promozionali che hanno fatto aumentare esponenzialmente la richiesta degli iscritti alla formazione, così pure il numero di persone che richiedono aiuto a questo specialista.

 

Gli orizzonti futuri dei Pedagogisti Clinici

Le aspettative nel prossimo futuro sono legate al riconoscimento delle associazioni professionali che, se avverrà, garantirà un’ulteriore prestigio alla nostra categoria, nonostante che abbia trovato nella Federazione Europea delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici, registrata UE, un valido sostituto per mantenersi in una prospettiva ottimistica verso il futuro che vediamo florido, con un aumento esponenziale del numero di nostri specialisti in Italia e all’estero, come pure per l’eco dei successi, dei loro centri e studi professionali con il conseguente aumento delle persone che ne trarranno beneficio. Come struttura associazionistica c’è una previsione assai stimolante poiché saranno tra breve molte le associazioni di pedagogisti clinici che verranno costituite all’estero dai nostri colleghi, e pure l’espansione nel mondo della formazione del pedagogista cinico sarà significativa per l’interesse dimostrato da varie università private e pubbliche, specie nei paesi dell’America Latina.

Se spostiamo l’ottica su gli orizzonti futuri dei professionisti delle Associazioni professionali si può dire che potranno essere luminosi se viene accolta la normativa europea, abolita la legge razzista del ’39, rifiutata la coreografia delle coorporazioni e ripudiata la tutela delle Lobbies. Il governo che saprà fare tutto questo garantirà quella maggiore ricchezza e quel maggior numero di sbocchi lavorativi ai disoccupati, come avviene là dove esiste una massiccia presenza di quelle fenomenologie di professioni autonome che l’Italia non ha ancora accolte, nonostante che già occupino un gran numero di addetti e muovono un fatturato maggiore delle vecchie professioni protette. Tanto più breve sarà l’attesa per il riconoscimento quanto  prima saremo capaci di competere con la concorrenza estera.

Pur nell’attesa di decisioni, noi riteniamo che le associazioni siano già legittimate dalla loro diffusione ed  estensione, specie quelle che sono state in consulta e perciò selezioniate  sulla base della loro capacità di fare massa critica di sapere.

 

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