Guido Pesci

Pedagogista, Pedagogista Clinico, Reflector, Psicologo-Psicoterapeuta, Psicoanalista, Ipnoterapeuta, Psicomotricista Funzionale, Mediatore Relazionale, Giornalista pubblicista.

Reflecting-Reflector

Reflecting

Key words: Riflessione- Relazione d'aiuto- Criterio maieutico- Scienza emancipativa-

Consapevolezza di sé - Promuovere l'armonia- Imparare a conoscersi

Il Reflecting® è una scienza che studia come aiutare l'individuo a riflettere su di sé, sul proprio essere e sul proprio esistere, utilizzando prevalentemente le proprie risorse personali. Un'esperienza interiore rivolta a sviluppare nella persona una profonda comprensione di se stessa, la coscienza, e la padronanza di sé, a destare ed organizzare l'azione della volontà, agevolare lo slancio vitale, dominare le circostanze, vincere gli ostacoli e promuovere l'armonia. L'aiuto alla riflessione viene favorito dal Reflector®, colui che non fa né insegna. Per la conoscenza delle leggi e del valore di ogni segnale informatore che regolano le relazioni umane, il Reflector sa ricevere ed accogliere, e offrire all'uomo idonee sollecitazioni alla riflessione. Egli stimola la persona ad avvertire in sé le contraddizioni, la consapevolezza delle motivazioni che determinano le scelte, a maturare autonomamente, raggiungere nuovi equilibri, innalzare l'edificio della propria personalità e promuovere lo sviluppo di abilità rivolte a stabilire validi rapporti interpersonali.
Una relazione di aiuto, quella del reflector, condotta con l'abilità professionale che lo distingue, diretta ad appagare il bisogno che la persona ha di muoversi nella propria interiorità, di conoscere e discernere ogni aspetto dell'universalità che le appartiene e che la porta al peculiare regno della conoscenza di sé. L'individuo, accompagnato dal reflector, accorda a se stesso, nello sfondo dei propri desideri, il superamento dell'oscillazione tra permanenza e mutamento, converte gli atteggiamenti di rinuncia e di rassegnazione in atteggiamenti costruttivi, muovendo nella direzione della coerenza. Questa scienza, ispiratrice di nuovi modelli di vita e di pensiero, oltre a rivolgersi al singolo e al gruppo, chiede al reflector di destare, sviluppare, organizzare nel sociale un'azione di riscatto contro i fraudolenti tentativi del persuadere e del consigliare ed estendere nella società nuove tutele alla libertà individuale, per una vita più vera e più libera.(In “Principi”, Statuto SIR)

 

Il metodo Reflecting

Nel campo delle psicoterapie sono avvenuti grandi mutamenti. Complessi sistemi di pensiero sono stati ridotti e piegati sostanzialmente a due strategie: i modelli empiristi che pretendono di essere anche euristici e produttori di teoria, e i modelli razionalisti che si vogliono discendenti dalla pratica e dalla sperimentazione. L’incertezza creata da tale situazione aumenta e si tinge di imbarazzo se prendiamo a riferimento i cosiddetti “modelli” comportamentista, cognitivista, psicodinamico o della terza forza, considerati un’alternativa tra la psicologia oggettivistica, comportamentista e il freudismo ortodosso, “un nuovo modo di percepire e pensare […] una psicologia non puramente descrittiva o accademica che suggerisce l’azione e implica certe conseguenze […]” (Maslow, 1971). Un modo che, tuttavia, non trascura l’affannarsi a seriare e fissare con aggettivi numerali ordinali la propria posizione rispetto a tutte le altre correnti di pensiero, alle vecchie e nuove matrici di studio e di ricerca, obbligate così a distinguersi con altri e diversi aggettivi numerali ordinali.
Anche gli ingredienti della miscela terapeutica sono cambiati, sia sul piano tecnico sia su quello teorico, ma il problema non è di autoassegnarsi una posizione nell’ambito sconfinato degli interventi d’aiuto, bensì di chiedersi se non si sia ancora intrappolati nell’incertezza del distinguere tra episteme e doxa, tra conoscenza certa e opinione. In generale, comunque, nonostante i diversi percorsi, si è orientati ad aiutare le persone a conoscere meglio se stesse, a vedersi nello specchio delle proprie menti, a esaminare la vita in modo più completo e profondo, fino a giungere alla propria autonomia, all’accrescimento personale. Ma quale via bisogna seguire per agevolare effettivamente nell’altro il raggiungimento di questi obiettivi?
Da qualche tempo assistiamo al proliferare di criteri terapeutici che si avvalgono di forme strutturate, di progetti, di spartiti, per insegnare a curare la persona, considerati in qualche modo sempre strategici ma, sui quali quest’ultima deve organizzare il proprio schema di vita. Si tratta di apprendimenti guidati che vedono l’operatore come servus, come colui che si propone al “malato“ e perciò al “paziente”, con un: “Lasciati servire”, nell’intento di plasmarne la vita, di trovare per lui un orientamento, una direzione. Tentativi di riabilitare l'uomo troppo spesso sviliti a mera tecnica d'intervento.
Sono molti i terapeuti convinti di possedere le risposte giuste per incoraggiare e dare consigli, per indirizzare in modo adeguato gli altri, interpretare per loro, capire quindi e risolvere i loro i disagi. Addirittura qualcuno è talmente convinto del suo essere Maestro, da dichiarare che la propria metodologia è “l’unica vera e idonea risposta da offrire ai pazienti e ai loro appelli talora disperati”.
In troppi credono ancora che per “curare” o “aiutare” si debba condurre l’uomo secondo questa o quella teoria della personalità o secondo i principi della consulenza, dell’incoraggiamento e del consiglio, suffragati dalla parola che in tal modo assume il valore di farmaco. Costoro evidentemente ignorano perfino di ciò che dice la terza legge di Chisholm: "Le proposte sono sempre capite dagli altri in maniera diversa da come le concepisce chi le fa”. Forse è proprio in ragione di questa ignoranza che nell’intervento terapeutico utilizzano la parola come orientamento e guida. La usano per conoscere l’altro, per sapere dall’altro, per liberarlo, per guidarlo.
Lasciare che la terapia abbia come protagonista la parola non può soddisfare il principio della metafora kohutiana del semicerchio dell’aratro di Ulisse che, opponendosi alla visione pessimistica dell’uomo contenuta nella tragedia di Edipo, ci mostra la possibilità che ogni persona ha di salvaguardare la propria integrità psicologica, la gioiosa consapevolezza di sé.
La parola-farmaco, gli intenti di condurre, di plasmare e consigliare l’altro, sono componenti strutturali dei vari principi di sovranità terapeutica che sottovalutano perfino ciò che diceva Cleobulo: “Ascoltare è meglio che parlare molto”, nonché il motto: ”Non mi dare consigli so sbagliare anche da solo”.
Il problema è: si può appagare il bisogno che la persona ha di fare un’esperienza interiore, sviluppare una profonda comprensione di se stessa, della sua coscienza e della padronanza di sé, destare e organizzare l’azione della volontà, agevolare lo slancio vitale, dominare le circostanze, vincere gli ostacoli e promuovere l’armonia, senza che l’operatore sia servus? Ma oltre a questo ci dobbiamo chiedere se la cura debba consistere nel suggerire al paziente ciò che è scritto su di un copione autentico che il terapeuta porta con sé, nel disporre di un modello teorico di riferimento così da poterlo trasferire alla persona, nell’interpretare i racconti come fanno il critico letterario e quello d’arte, nello smascherare l’interlocutore con il contrapporre l'oggettiva realtà al reale, o nel cercare di socializzare il soggetto alla visione del mondo dell’operatore.
A questi interrogativi viene in soccorso il metodo reflecting, che studia come aiutare l’individuo a riflettere su di sé, sul proprio essere e sul proprio esistere, utilizzando prevalentemente le proprie risorse personali. Il reflecting, come afferma Simone Pesci

 […] È un modo di porsi di fronte all’altro per potergli dare gli strumenti adatti alla riflessione […] non dà risposte, aiuta a riflettere. [...] Un metodo sostenuto da ricerche, osservazioni e deduzioni teoriche, confermate dalla verifica di quanto ogni persona abbia in sé quella riserva di forze meravigliose e di sopite energie, che aspettano di essere rintracciate e lette per fluire e circolare nei propri pensieri, per fecondarli nelle proprie azioni fino a farle diventare realtà (Pesci S., 2002)

L’uomo possiede le forze necessarie per superare lo stato di inerzia psichica, per destarsi positivamente alla vita, per soddisfare quel desiderio di vivere che è essenzialmente desiderio di felicità.
Il reflecting riconosce nell’essere umano una qualità in essere che può progredire e per questo vuole aiutarlo, agevolarlo nell’attingere alla fonte viva di significati e di risorse che ha in sé, destare la sua personalità, affinché possa acquisire un adeguato stile relazionale e comunicativo. Tale metodo poggia su solide fondamenta epistemologiche, su importanti basi filosofiche, su provati risultati operativi e sull’interazione rispettosa della persona e del significato positivo di quel processo di pensieri che consente la riflessione fino alla coscienza di sé. Una modalità di aiuto rivolta alla persona, affinché si possa muovere lungo un percorso di conoscenza e consapevolezza di sé; un percorso durante il quale la persona viene aiutata a maturare autonomamente nella propria interiorità, con sollecitazioni che le permettano di vincere gli ostacoli e promuovere l’armonia (Pesci, Pesci, Viviani, 2003).
Il reflecting si basa sul principio che si può giungere a una comprensione profonda di se stessi solamente per mezzo della riflessione, un’esperienza che è possibile agevolare se riusciamo a promuovere un rapporto interpersonale con il suffragio di una comunicazione che va oltre i frammenti, le elegie della parola o del gesto, per trovare nella semiotica il valore di tutti quei linguaggi che sostanziano il comunicare, l’essere o lo stare in relazione.
Per rintracciare queste forze psichiche e poterle utilizzare, occorre conoscersi, servirsi dei mezzi che si possiedono, per difendersi e conquistare il dominio sulle circostanze ambientali, non esserne schiavi o, come spesso accade, anche vittime.
L’abilità nella riflessione, arte nobilissima del pensare, consente alla persona di scegliere i propri pensieri e farne ciò che il Fouillé chiama idee-forza, idonee ad accrescere e organizzare con intensità e utilità l'azione del proprio volere. Essa deve poter conquistare da sola il cosciente possesso di sé, per riuscire a reggere il timone in mano e imparare a orientare la barca sul mare mosso della vita tra scogliere palesi o nascoste, tra banchi di sabbia, gorghi traditori e correnti contrarie.
Chi diventa padrone di sé, chi riesce a tenere in mano le redini della propria volontà, vince molti ostacoli, domina molte situazioni, supera difficoltà che altrimenti lo annienterebbero, ma per giungere a questo, occorre saper riflettere, ovvero faticare, scavare, scegliere e finalmente destare, sviluppare e organizzare l’azione della volontà cosciente di sé e acquisire serenità.
Quando il soggetto ha individuato le cause degli effetti che vede in sé e misura le proprie forze in relazione con quelle che gli si oppongono, può camminare senza paura. Solo dopo aver focalizzato l’origine dei propri disagi può trovare i mezzi per porvi rimedio. Egli deve saper adoperare le energie che giacciono nell’interiorità dove nessun altro può accedere e giungere a dare figurazione al disegno eletto dalla propria conoscenza e dal proprio volere.
Il suo compito consiste nel riuscire a conversare con se stesso scendendo il più profondamente possibile nell'oscurità, nell’accedere alle informazioni inconsce e riconoscere il Sé. Quanto più sta con se stesso a un livello più profondo, tanto più potrà sentir affiorare una sensazione di libertà e di equilibrio.
Deve essere capace di leggere i propri tumulti interiori, distinguerli e identificarli, interrogarsi sulle abitudini, sul modo di investire il proprio tempo e la propria energia, sulla resistenza alle sollecitazioni negative, sulle percezioni di fallimento e di equilibri infranti, sulle perdite di privilegi…
Il reflecting aiuta l’uomo a trovare e utilizzare la chiave del suo giardino segreto ove, senza il suo consenso, niente e nessuno ha il diritto di accesso.
Esistere è vivere ciò che è dentro di noi, com’è sostenuto nei Proverbi: "Bevi l'acqua della tua cisterna e la polla che sgorga dal tuo pozzo" (5, 15).
L’essere umano è un patrimonio immenso di risorse e può essere genitore di se stesso fondatore di criteri auto-poiesici, in cui volontà e creatività si fondono e si integrano alle possibilità e alle molteplici forze che sono presenti in lui e che lo possono sostenere.
La riflessione, nel procedere all’analisi dell’intimo santuario dell’anima, nel raccogliere le idee, meditarle, circondarle di attenzioni, fecondarle positivamente, sì che esse si traducano in realtà positivizzanti, può essere favorita dal reflector. Questi stimola la persona ad avvertire in sé le contraddizioni, la consapevolezza delle motivazioni che determinano le scelte, a maturare autonomamente e raggiungere nuovi equilibri. Agevola questa ri-creazione interiore, instaura un rapporto interpersonale nell'ambito del quale favorisce le facoltà riflessive con ogni mezzo espressivo comunicazionale, senza intrusione, affinché il soggetto possa muovere alla riconquista di un terreno prezioso su cui camminare sicuro. (Per un approfondimento cfr. G. Pesci, Il metodo reflecting, in S. Pesci, Manuale di Reflecting, Magi Edizioni, Roma 2005).

 

La riflessione

I grandi maestri del passato hanno sempre ammonito l’uomo a conoscere se stesso – “Nosce te ipsum!” – ad analizzare la propria psiche, a fare il bilancio di ciò che è nel presente e del proprio ideale, delle proprie luci e delle proprie ombre, di ciò che lo spinge e ciò che lo frena. “Nosce te ipsum” implica il riflettere, e saper riflettere vuol dire destare in se stessi l’intima necessità di vivere in modo consapevole, rendersi conto delle proprie possibilità e avvalersene.
La riflessione regola e indirizza positivamente lo sviluppo del sentimento, il modo di affrontare le cose, vale a dire di analizzare e interpretare la vita. Essa può fare da guida nell’intricato labirinto interiore fino a rendere conoscibile l’ignoto e favorire lo sviluppo e il dominio su se stessi.
Sono tante le forze che, grazie alla riflessione, si alleano per il progresso dell’individuo, lo incitano e lo animano. Rappresentano occasioni che originano importanti risvegli che consentono di vincere gli ostacoli e le contraddizioni, mutandoli in gradini ascendenti su cui muovere verso la conquista di una personalità libera e armoniosa.
Il segreto della ricchezza di ogni persona risiede nella sua vita interiore; bisogna dunque acquisire piena consapevolezza di questo, mostrandoci disposti a interrogarci e ad ascoltarci con attenzione e rispetto.
Rendersi disponibili a riflettere porta a essere essenzialmente attivi; un’attività che nasce dall’idea, pensata e amata, che guida la persona a conoscere se stessa.
In ogni individuo lo sguardo interiore deve farsi sempre più chiaro e consentirgli di vedere e scoprire le segrete trame, le leggi d’affinità, di trasmissione, le analogie, le influenze, le relazioni, le risonanze, il gioco degli istinti, le radici delle abitudini, le catene della memoria.
Riflettere apre nuovi orizzonti, spinge la persona alla necessità e al desiderio di conoscenza, a scandagliare le acque del suo meraviglioso mare intimo e ad analizzare una a una le sostanze che compongono il suo essere e determinano il suo modo di esistere.
Come ho già avuto occasione di affermare

ogni riflessione non condurrà a una verità assoluta per la quale la risposta deve essere giusta o sbagliata, poiché è un processo attraverso il quale si giunge a una nuova riflessione. Se ci manteniamo nella concretezza della vita reale, tra i bisogni di ognuno, tali processi portano a un equilibrio dinamico che si spezzerebbe qualora smettessimo di pensare (Pesci S., 2002)

La tonalità delle riflessioni avvia l’individuo a una personalità cosciente e lo conforta nell’orientare positivamente e nel far maturare le energie sopite, rendendo efficace l’animazione della mente contro ogni elemento corrosivo delle proprie attività, contro il disaccordo con la vita. Le paure, i silenzi, gli impulsi devono trovare un governo che faccia riemergere dal gorgo dell’insufficienza per muovere con fermi propositi a fare in modo eccellente ogni cosa, animando l’agire con volontà e fiducia.
Le cause di alcuni errori devono poter essere sradicate e sostituite con cause di equilibrio e di felicità, rivelando così l’immensa forza latente nel fondo intimo dell’uomo, quel tesoro di cui adoperiamo solo una infinitesima parte, lasciando così che preziose energie rimangano profondamente addormentate.
La riflessione è ciò che di più grande e più idoneo abbiamo per intraprendere l’intima analisi del pensiero che regola la nostra esistenza, le nostre idee, i nostri giudizi, il nostro sentire e i nostri propositi, le nostre risoluzioni e i nostri atti.
L’uomo deve trovare in se stesso i suoi veri beni. Conoscere le proprie risorse, come anche i propri limiti è essenziale per muoversi nella vita. Le risorse ci permettono di superare le nostre stesse difficoltà per arginare, mitigare le nostre limitazioni e trasformarle in occasioni, qualità.
La riflessione è una potenza suprema a cui può essere affidato il compito di opporsi a ogni tirannide, a ogni schiavitù, a vantaggio di un sovrano dominio interiore che liberi dalle scorie e dagli errori. Il centro della nostra vita interiore è la realtà a cui ci possiamo affidare per vincere ogni indebolimento, assumere una coscienza generosa, chiara, viva e attiva e per sfidare le difficoltà.
Perché l’individuo possa pervenire a un armonioso sviluppo è pertanto necessario che si dedichi alla riflessione, che sia disposto a pensare, che si faccia padrone delle operazioni della mente, che prenda parte alla vita interiore, vivendo le cause e familiarizzando con esse, scorgendone la natura, le conseguenze e la portata.
La riflessione, se non avremo paura di pensieri più grandi, è un vigile custode degli ideali di libertà e di indipendenza, che può portare al progresso negli equilibri emozionali e affettivi e permettere di vivere una vita più piena. Ma ciò è possibile solo se ci rendiamo disponibili a incontrare nuove esperienze, sempre più importanti, per affrontarle e oltrepassarle.
Una più alta comprensione di noi stessi e del nostro universo potrà farci godere di ogni cosa, nel rispetto del desiderio dell'essere da cui è posseduto l’animo umano, che è sinonimo del desiderio di essere felice.
“Ognuno è artefice del proprio destino” dice Appio Claudio. Per innalzare l'edificio della propria personalità, l’uomo deve appellarsi alle proprie riflessioni, a ciò che la natura gli offre; soltanto in questo modo, infatti, può riuscire a superare l'abituale stato d'inerzia elaborativa e scoprire un senso più fecondo del vivere. Riflettere lo porta a scoprire la grande riserva di energie che possiede e che può utilizzare per dominare le circostanze anziché esserne schiavo, e ad acquisire una forza intima, delle idee-forza che lo incoraggiano e favoriscono la scoperta cosciente di sé e la liberazione da ciò che lo travaglia.
È dunque possibile conquistare un terreno prezioso sul quale camminare senza paura. Risalita alle origini e analizzati i propri stati di disagio, infatti, la persona non è lontana dal trovare i mezzi per porvi rimedio e sradicarne le cause.
Chi diventa padrone di sé, chi riesce a tenere in mano le redini della propria abilità e disponibilità a riflettere, può vincere molti ostacoli, avere la meglio in molte situazioni, superare difficoltà che altrimenti lo opprimerebbero.
La riflessione sveglia e fa circolare, come un sangue generoso, fertili flussi di elaborazione interpretativa che possono giungere a destare, sviluppare e organizzare le azioni positive.
Se porremo la legge della riflessione al centro della nostra vita psichica, santuario delle forze, delle sicurezze e dell'amore, riusciremo a rintracciare il piacere della vita e conquistare il senso della serenità e la vera e stabile gioia.
L’uomo è veramente libero se lotta contro tutti coloro che lo vogliono guidare e consigliare, se persevera nella ricerca della sua libertà, impresa, questa, irta di ostacoli, ma affatto impossibile che gli permetterà, se aiutato, di portare a termine la sua opera di ricostruzione, di giungere alla padronanza di sé contro ogni tentativo di chi lo vuole ignorante, disarmato e scoraggiato. Pur con innumerevoli sforzi, la libertà deve essere riconquistata per tornare a essere ciò che desideriamo essere, nella consapevolezza che i primi passi per uscire dalla paralisi sono difficili e penosi; dobbiamo imparare a maneggiare i fili della nostra personale facoltà di elaborazione.
Grazie alla riflessione, nella persona tutto si risveglia, essa torna a essere viva e attiva, con un coraggio maggiore che le consente di vincere le pene, gli ostacoli, i disagi, liberandosi così da tutto ciò che la inibiva e la tratteneva.
Se si vuole vivere in modo equilibrato è dunque necessario saper riflettere, ovvero essere in grado di svolgere quell’intima analisi che può rendere abili nel canalizzare le tendenze e orientare le energie in virtù delle quali attuare la propria personale evoluzione.
Ogni attività nasce da un'idea pensata e amata, promossa dopo un’attenta riflessione, un’idea che permette di concentrarsi, di analizzare e interpretare, conoscere se stessi e gli altri e ricevere in cambio il diritto di dominio sui ciarlieri, su quelli dalla parola persuasiva, sugli eventi effimeri e gli effetti mutevoli. Un uomo che ha raccolto in sé queste abilità e disponibilità è forte e sereno e non può non esserlo, poiché il suo orizzonte si è esteso e il suo sguardo interiore si è fatto più chiaro ed è capace di vedere le rovine che ha in sé e intorno a sé. Egli è pronto ad aprirsi alle nuove impressioni, alle ricche idee pulsanti d'ispirazione e di desiderio, a nuove vitalità che procurano l’infiammarsi di entusiasmi e il retrocedere dei limiti della propria disponibilità.
Intraprendere un lavoro di riflessione su di sé, porta l’individuo a intensificare la propria consapevolezza, l'autostima e l'indipendenza, l’apertura verso una realtà più ampia e più profonda, a intraprendere una sfida nel presente per un futuro scelto da lui stesso.
Può darsi che le risposte alle proprie domande giungano lente e perfino le domande possano impiegare tanto tempo prima di essere formulate, ma questo non deve scoraggiare; il sentiero della ricerca di verità profonde deve essere percorso in accordo a un proprio passo.
Per ogni persona è indispensabile accedere alle proprie informazioni, concedersi il tempo per pensare, per svolgere una riflessione affinché con i ricordi, con la conoscenza interiore delle tradizioni sapienziali, affiorino in lei e si ridestino il bisogno e la decisione di sfidare il presente. Più grande è la definizione e la consapevolezza di se stessa, delle sue forze e delle sue debolezze, maggiori saranno le possibilità di decisione e la sicurezza. Ogni singolo evento che crea una risonanza, comincerà a delinearsi, a dar vita a connessioni o intuizioni, a rivelare con una dolorosa ricerca negli aspetti più intimi una nuova comprensione.
La riflessione è un caleidoscopio di pensieri che illumina la mente, che crea chiarezza, un processo di traduzione, di riconoscimento, che permette alle domande di emergere, di fare una lettura di quel diario delle insidie, di vecchie convinzioni, reazioni e paure che affiorano come barriere della propria personalità; è un lento processo di consapevolezza, di crescente coscienza dei sussurri interiori. (Per un approfondimento cfr. S. Pesci, Manuale di Reflecting, Magi Edizioni, Roma 2005)

 

L’ intervista

Intervista al Presidente della SIR rilasciata nel maggio 2004 alla giornalista Monica Peruzzi e andata in onda nel Circuito SuperSix, su Tvr-Teleitalia e su Canale 10.

Da poco più di un anno si fa un gran parlare del metodo Reflecting, un nuovo metodo per lo sviluppo del Sé, rivolto ad  aiutare le persone a gestire i propri problemi utilizzando esclusivamente le loro risorse personali.
Siamo con Simone Pesci, presidente della SIR-Società Internazionale di Reflecting, che raccoglie i principi scientifici di questo nuovo metodo, le modalità di formazione per la professione di Reflector e l’Albo professionale dei Reflector.
Presidente, lei che ha il peso rappresentativo di questa Società internazionale, cosa ci può dire in proposito.

R. La Società internazionale di Reflecting è stata costituita con atto pubblico nei primi mesi del duemiladue per ufficializzarla, tutelarne i principi scientifici e ogni formulazione e definizione redatte in Statuto, con particolare riferimento alla certificazione della professione di Reflector. Due nomi, Reflecting e Reflector, tutelati da marchio internazionale.
Sì, il peso di rappresentare una società così importante è notevole, specie per l’efficacia delle nuove idee nella pratica clinica, intesa come aiuto alla persona, che ha ora l’obbligo di veicolarle, e favorire sostanziali mutamenti nel campo delle terapie.

Su quali basi scientifiche e epistemologiche si fonda il Reflecting ?

R. Il metodo Reflecting oltre che su provati risultati operativi poggia su solide fondamenta epistemologiche e su importanti basi filosofiche, che possiamo rintracciare già nel V° secolo a.C. Ci ha sostanziato il criterio maieutico, capace di  portare l’uomo al raggiungimento di una consapevolezza interiore, di  introdurlo ai significati profondi della realtà fino a renderli “visibili”.

Possiamo definire il Reflecting un metodo anti-psicoterapia?

R. Il tempo, se ben impiegato, può favorire la ricerca e portare ampie modificazioni anche nella pratica clinica. Possiamo dire che il Reflecting è un nuovo metodo che ben suggerisce una diversa azione rispetto alle vecchie e nuove matrici di studio e permette di conseguire interventi di aiuto dagli effetti assai significativi.
Ho già avuto modo di scrivere che il Reflecting si configura come una scienza emancipativa poiché chi riflette tende per forza ad una libertà. Ed è la libertà dell’individuo ad essere tutelata dal Reflecting che certamente non basa i suoi principi sulla consulenza, sull’incoraggiamento, sul consiglio, sull’interpretazione di racconti come fa il critico letterario e artistico oppure nello smascherare l’interlocutore con il contrapporre l'oggettiva realtà nel reale, o nel cercare di socializzare la persona alla visione del mondo dell’operatore.
Il metodo è sostenuto da affermazioni fondate su ricerche, osservazioni e deduzioni teoriche, confermate dalla verifica e che danno ragione di sostenere che ogni persona ha in sé una riserva di forze meravigliose e di sopite energie che aspettano di essere rintracciate e lette per fluire e circolare nei propri pensieri, per fecondarli nelle proprie azioni, per farle diventare realtà. Non so se questo può annoverarsi come anti-psicoterapia. Comunque, nei nostri pensieri non c’è nessuna contrapposizione, tutti, voglio sperare, siano alla ricerca di una modalità di aiuto che meglio possa favorire il singolo e il sociale. 

Se ne può dedurre che è un metodo originale oltre che un metodo terapeutico alternativo. 

R. L’originalità si basa su principi che contrastano ogni tentativo di dominare e dirigere con la parola la vita dell’uomo. All’abuso della parola si contrappone l’abilità del Reflector  nell’utilizzo di tutti i mezzi comunicazionali che ha fatto propri durante la formazione, e che gli servono non per guidare ma per aiutare l’individuo a riflettere,  un modo di distinguere da se stesso ogni aspetto dell’universalità che gli  appartiene.In questa originalità ben si legge,credo, il modello terapeutico alternativo.

Quindi ritiene che un aiuto alla persona non si debba raggiungere con la persuasione, con il consiglio, con il rimprovero, le rassicurazioni o le raccomandazioni, che tuttavia sono modalità assai seguite in psicoterapia?

R. Posso dire che il Reflecting non è l’occasione per sperimentare ed allenare la volontà, non è un incontro tra due persone che trova nello scambio di idee una soluzione, non è da considerare una consulenza o un’assitenza, non è un’occasione per costringere, raccomandare o offrire buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, né un trasloco, una consegna di notizie offerte dal paziente al terapeuta.

Il Reflecting perciò è un metodo che permette al soggetto di capire se stesso, di conoscersi meglio, di entrare in contatto con le proprie esigenze, di rafforzare la propria consapevolezza individuale  in rapporto al mondo relazionale, senza fare proposte su come giungere alla soluzione dei problemi.

R. Esatto, è un metodo in linea con tutti coloro che nella storia si sono pronunciati dicendo: “Non mi dare dei consigli so sbagliare anche da solo”, e con coloro che accolgono quanto diceva Galileo: “ Non puoi insegnare qualche cosa ad un uomo. Puoi solo aiutarlo a scoprirla dentro di sé”.

Si potrebbe dire un percorso durante il quale la persona viene aiutata a maturare autonomamente nella propria interiorità, con sollecitazioni che le permettano di  vincere gli ostacoli e promuovere l’armonia.

R. In effetti si tratta di aiutare la persona a maturare autonomamente. Il Reflecting studia come aiutare l’individuo a riflettere su di sé, sul proprio essere e sul proprio esistere, utilizzando prevalentemente le proprie risorse personali.

L’uomo contiene molteplici forze necessarie per superare lo stato di inerzia psichica, per destarsi positivamente alla vita, quel desiderio di vita che è essenzialmente desiderio di felicità. Per rintracciare queste forze psichiche e poterle utilizzare positivamente gli occorre poter riflettere, imparare a conoscersi e a servirsi dei mezzi che possiede per difendersi e per conquistare il dominio sulle circostanze ambientali, in luogo di esserne lo schiavo e spesso anche la vittima.

Ho visto anche nelle sue pubblicazioni che il Reflecting può essere definito un metodo che promuove il rapporto interpersonale, una forma di intercomunicazione valorizzata da simpatia, solidarietà e cooperazione. Abilità che il Reflector assume con una formazione triennale.

R. La ricerca  scientifica ha dimostrato e stiamo consolidando sempre più il principio che l’uomo per accrescere e organizzare l'azione del proprio volere, deve sviluppare i propri pensieri e farne idee forza. I Reflector, con la loro  formazione che è triennale, acquisiscono abilità nel condurre l’individuo a riflettere, a  partorire la propria verità, a decifrare quel geroglifico, apparentemente inintelligibile del suo passato e del suo presente, premessa per liberarsi dalle inquietudini, dalle concezioni confuse che lo ottenebrano e lo sviano, per sviluppare ed organizzare l’azione della volontà.

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